La Storia in video : La muraglia bianconera

Attraverso il Canale Dailymotion del nostro amico Gobbomaltese vi facciamo vedere questi tre profili di giocatori che hanno segnato la Storia della Juventus.

Lilian Thuram, Andrea Barzagli e Ciro Ferrara rappresentano un gran bel pezzo di Storia Bianconera. Un mix di grinta, tecnica e tanto cuore che ha fatto della Juventus la Signora del Calcio Italiano.

A VOI IL VIDEO – BUONA VISIONE!

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Lascia a soli nove anni l’isola di Guadalupa per trasferirsi, con la famiglia, a Parigi. La sua prima squadra è il Fontainebleau, dove viene notato dai dirigenti del Monaco. Debutta nella massima divisione francese il 24 maggio 1991; l’anno successivo inizia la scalata che lo porterà a diventare uno dei migliori difensori del mondo. Un problema alla vista lo costringe a giocare con le lenti a contatto; un piccolo handicap che comunque non condiziona assolutamente le sue prestazioni. Anzi, per sei anni, offre un rendimento sorprendente e il Monaco diventa una squadra rocciosa, difficile da battere. Nel 1996 arriva in Italia, destinazione Parma; La società della famiglia Tanzi è il fiore all’occhiello di un’Emilia che da troppo tempo vive sui ricordi del passato glorioso del Bologna. Con i gialloblu vince la Coppa Uefa, la Coppa Italia nel 1999 e la Supercoppa Italiana nel 2000, sfiorando più volte lo scudetto.
I grandi trionfi, però, li vive in Nazionale. Nel 1998 diventa Campione del Mondo. La squadra di Jacquet, che al fianco di Thuram ha piazzato un corazziere come Desailly, ex Milan, non fa passare nessuno: gli attaccanti avversari vanno inevitabilmente a sbattere il naso contro una massa di muscoli. Succede anche all’Italia, che viene eliminata ai rigori nei quarti. Ma Thuram si scopre anche goleador; nella semifinale, contro la Croazia, è proprio lui, con un’incredibile doppietta, a completare la rimonta francese, dopo la rete iniziale di Šuker. Poi i francesi fanno secco il Brasile (3-0) in finale.
Non è finita. La Francia si ripete nell’Europeo delle Nazioni. Il 2 luglio 2000, a Rotterdam, Thuram e compagni sconfiggono l’Italia per 2-1, in finale, con l’oramai storico goal di Trézéguet al 103’. Totalizza con “Les Bleus” 110 presenze, arrivando a disputare anche il Mondiale del 2006.
A Parma, tra Carletto Ancelotti e Lilian Thuram nasce un ottimo rapporto, sia in campo che fuori; Lilian è uno dei giocatori più intelligenti del campionato e il dialogo tecnico con l’allenatore è spontaneo. Quando Ancelotti passa alla Juventus, una delle richieste che fa a Moggi è proprio l’acquisto del difensore di Guadalupa. Tanzi riesce a resistere alle offerte juventine, fino all’estate del 2001 quando, con un assegno da settantacinque miliardi di lire, Moggi riesce a convincere il presidente parmense, che sta per cedere Lilian alla Lazio. Per portare a Roma il giocatore, interviene persino Walter Veltroni, sindaco della capitale, da sempre dichiaratosi juventino; evidentemente ci sono favori politici che superano anche la fede calcistica. Comunque sia, Thuram lascia Parma e diventa bianconero, insieme a Buffon.
Lilian, quando arriva a Torino, trova una sgradevole sorpresa; infatti, Ancelotti è stato sostituito da Lippi e nemmeno Zidane fa più parte della compagine juventina: «Ancelotti ha insistito tanto perché io venissi a Torino, quando l’hanno mandato via era molto arrabbiato, ma mi ha suggerito di non cambiare idea. Anche Zidane mi aveva convinto ad accettare le proposte della Juventus. È una cosa strana sapere che Zizou è andato via. Ma cambiare fa parte della vita».
Questo ragazzo che va per i trent’anni ha tutto per fare benissimo, ma l’avvio di stagione sconta qualche problema di ambientamento ed anche qualche equivoco tattico. Lilian ha trascorsi polivalenti, da centrale nel Parma e da laterale destro nella Nazionale francese. Lippi cerca di convincerlo che, con le sue doti di progressione e con il palleggio che si ritrova, può diventare incontenibile sulla fascia destra, se lascia ad altri il compito di presidiare il centro dell’area. L’operazione, sul piano psicologico, non è semplicissima, anche perché la Juventus al primo approccio stecca qualche gara e si ritrova nel gruppo che insegue. Ma a Brescia, la vigilia di Natale, il meccanismo prende improvvisamente a funzionare al meglio; le sgroppate di Lilian e i suoi cross diventano l’arma in più di una squadra che oramai ha imboccato la strada giusta.
Thuram, senza perdere nulla della grinta e del tempismo che lo hanno reso tra i difensori più forti del mondo, acquista la consapevolezza di essere devastante ogni volta che, palla al piede, percorre a passo di carica la corsia di destra, saltando come birilli gli avversari e dettando ai compagni l’appostamento giusto per finalizzare il proprio lavoro.
I risultati sono splendidi; lo scudetto 2001-02 passa anche attraverso la sua maturazione tattica, che nella stagione in corso lo porta a giocare a livelli ancora più alti. Negli occhi e nel cuore di tutti la fantastica notte di Juventus-Milan, in cui ha la gioia, rara per lui e quindi ancor più goduta, di segnare un goal a coronamento della galoppata più entusiasmante che si ricordi.
Con la maglia della Juventus, Thuram riesce a vincere quello scudetto che aveva sfiorato a Parma; anzi, di scudetti ne porta a casa ben quattro, diventando ben presto una delle colonne della difesa bianconera, in coppia con Cannavaro, arrivato anche lui dal Parma. Nell’estate del 2006, si trasferisce al Barcellona, non volendo disputare il campionato di Serie B; lascia la Juventus dopo aver totalizzato 205 presenze e segnato un solo goal.

tratto da http://www.tuttojuve.com

 

Il 27 gennaio 2011 la Juventus acquista il giocatore per una cifra pari a 300 000 euro (più eventuali bonus legati ai risultati sportivi). Esordisce con la maglia bianconera il successivo 2 febbraio, nella gara persa in trasferta contro la sua ex squadra del Palermo (1-2) e valida per la 23ª giornata di campionato.

La stagione successiva si conferma come titolare inamovibile della difesa bianconera, la meno battuta del campionato con 20 reti subite in 38 incontri, vincendo lo scudetto con una giornata d’anticipo; per lui si tratta del secondo titolo nazionale in carriera, dopo quello 2008-09 in Germania. Nell’ultima partita di campionato, giocata il 13 maggio 2012 allo Juventus Stadium e vinta contro l’Atalanta, segna la sua prima rete in maglia bianconera inusualmente su calcio di rigore, pochi minuti dopo esser subentrato all’infortunato Giorgio Chiellini, fissando il risultato sul 3-1: era l’unico fra i titolari bianconeri ancora senza reti all’attivo in stagione. La squadra torinese giunge inoltre in finale di Coppa Italia, perdendo a Roma contro il Napoli.

Al primo impegno della stagione 2012-13, l’11 agosto a Pechino, vince la sua prima Supercoppa di Lega dopo che la Juventus batte per 4-2 ai tempi supplementari il Napoli. Il 28 aprile 2013, nel derby della Mole vinto per 2-0 sul Torino, ottiene la 100ª presenza con la maglia bianconera. Il 5 maggio seguente arriva con tre giornate d’anticipo la conquista del secondo scudetto di fila, grazie al successo casalingo per 1-0 sul Palermo. Chiude la stagione come il bianconero con più presenze in assoluto, 48, alla pari con il compagno di reparto Leonardo Bonucci.

La stagione seguente si apre il 18 agosto 2013 con la vittoria della sua seconda Supercoppa di Lega, dopo che la Juventus batte per 4-0 la Lazio allo Stadio Olimpico di Roma. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo terzo scudetto consecutivo.

Il 2 maggio 2015 vince il suo quarto scudetto consecutivo, grazie al successo esterno per 1-0 sulla Sampdoria. Il 20 dello stesso mese vince la sua prima Coppa Italia, giocando la vittoriosa finale di Roma sulla Lazio risoltasi ai supplementari. Il successivo 6 giugno parte titolare nella finale di Champions League contro il Barcellona, che a Berlino vedrà prevalere i catalani per 3-1.

L’8 agosto vince la sua terza Supercoppa di Lega contro la Lazio.Nel 2016 continua a essere protagonista nella Juventus, infatti a fine stagione risulta uno dei giocatori più impiegati, vincendo il suo quinto scudetto consecutivo con la Vecchia Signora e aggiudicandosi la sua seconda Coppa Italia di fila, superando in finale il Milan.

Il 6 novembre 2016 subisce una lussazione alla spalla sinistra, che lo tiene lontano dai campi per circa due mesi. Il 17 maggio 2017 mette in bacheca la Coppa Italia, primo trofeo stagionale nonché terzo consecutivo per la formazione torinese, in seguito alla vittoria nella finale di Roma sulla Lazio;  quattro giorni dopo, con il successo 3-0 allo Stadium sul Crotone, arriva anche il sesto titolo italiano di fila e annesso terzo double nazionale consecutivo, che consente alla Juventus di battere dopo 82 anni il record della Juve del Quinquennio. Il 3 giugno a Cardiff gioca la sua seconda finale di Champions League con la maglia della Juventus, persa 1-4 contro il Real Madrid.

I successi si ripetono nell’annata 2017-18, in cui la Juventus fa suo il settimo scudetto consecutivo — record assoluto nella storia della Serie A e dei maggiori campionati nazionali d’Europa — e annesso quarto double domestico di fila — altro nuovo primato nel calcio italiano —; e in cui sul piano personale il 20 settembre 2017, in occasione della vittoria interna di campionato contro la Fiorentina (1-0), il difensore indossa per la prima volta la fascia di capitano dei torinesi. Ancora tra i protagonisti della squadra nonostante le 37 primavere, Barzagli, insieme ai compagni di squadra Buffon, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio, è tra i 5 eptacampioni d’Italia di questo ciclo bianconero.

tratto da http://www.wikipedia.it

 

«Ciro Ferrara, c’è solo un Ciro Ferrara», cantavano i tifosi della Juventus. Personaggio straordinario, dotato di una notevole simpatia e di un’umanità fuori dal normale. Sicuramente, uno dei più forti difensori italiani di ogni epoca. Nato a Napoli l’11 febbraio 1967, a quattordici anni è costretto momentaneamente in carrozzella dalla sindrome di Osgood-Schlatter, ma si riprende prontamente ed esordisce in Serie A, con la maglia azzurra del Napoli, il 5 maggio 1985, al San Paolo, proprio contro la Juventus. Nella città partenopea, Ferrara gioca durante tutta l’era di Maradona: vince il primo scudetto e la Coppa Italia nella stagione 1986-87, poi due secondi posti consecutivi in Serie A e ancora uno scudetto, nel 1989-90. Nella stagione 1988-89 il Napoli vince anche il suo primo trofeo europeo, la Coppa Uefa, battendo in finale lo Stoccarda grazie anche a un goal di destro al volo di Ferrara, servito da Maradona con uno spettacolare assist, sempre di testa.
«Sicuramente, uno dei ricordi più belli è legato alla finale di ritorno della Coppa Uefa 1988-89. Giocavamo a Stoccarda, in casa di una squadra fortissima e davanti a tanti emigrati. Pareggiammo 3-3 ed io segnai anche un goal; vincemmo la Coppa e regalammo una grande gioia ai nostri connazionali. Ma non posso dimenticare lo scudetto vinto con il Napoli nel 1987, un’emozione forse irripetibile, perché è stato il primo e perché l’ho conquistato nella mia città».
Nel 1994 il suo allenatore, Marcello Lippi, lascia Napoli per trasferirsi alla Juventus e Ferrara lo segue; inizia così una nuova vita per Ciro. Il primo anno è subito scudetto, accompagnato da una Coppa Italia. Sarà solo l’antipasto. Nel 1995-96, la Juventus conquista la Coppa dei Campioni, contro l’Ajax; è di Ciro uno dei rigori realizzati dalla squadra bianconera. La stagione successiva, viene affiancato da Paolo Montero; per tanti anni, il napoletano e l’uruguagio comporranno la coppia di difensori più forti del campionato italiano e, probabilmente, non solo. Nuovo scudetto, così come nel campionato successivo, caratterizzato, però, da un grave infortunio, Infatti, in uno sconto con il leccese Conticchio, Ferrara si rompe una gamba; fine della stagione e, soprattutto, addio alla maglia azzurra e alla possibilità di disputare il Mondiale francese.
Ciro, il guerriero, ritorna dall’infortunio più forte che mai; la Juventus non ingrana, Lippi deve dare le dimissioni ma Ferrara è sempre un baluardo fondamentale della difesa bianconera. Arriva Ancelotti, ma la musica non cambia; la Juventus non è più capace di vincere, ma Ciro rimane un giocatore insostituibile. Nell’estate del 2001, ritorna Lippi a guidare la truppa bianconera ed è nuovamente scudetto; Ferrara è uno dei protagonisti indiscussi, c’è chi lo vorrebbe titolare nella Nazionale che sta per affrontare i Mondiali coreani. Trapattoni non è d’accordo, per lui Ferrara è troppo vecchio; tutti sanno come va a finire, la Nazionale gioca male e viene eliminata dai padroni di casa.
Ancora uno scudetto con Lippi, uno con Capello e fanno otto; Ciro eguaglia il record di Giovanni Ferrari e Giuseppe Furino. Nella stagione 2004-05, contro il Parma nel finale di campionato, gioca la sua cinquecentesima partita in Serie A e decide di appendere gli scarpini al chiodo, dopo venti stagioni consecutive. Con la maglia bianconera gioca 358 partite e segna venti goal. A Torino vince sei scudetti, la Champions League 1996, una Supercoppa Europea, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Italia e quattro Supercoppe Italiane.
Su espressa richiesta di Lippi, fa parte dello staff della Nazionale italiana, come vice dello stesso Marcello, durante il Mondiale tedesco del 2006; ancora una volta, sarà un nuovo trionfo e la Coppa del Mondo passa anche fra le sue mani. Dopo l’esperienza con la Nazionale, ritorna alla Juventus, come responsabile del settore giovanile. Nel maggio del 2009, si siede sulla panchina della prima squadra, a causa dell’esonero di Ranieri. Guida la Juventus nelle ultime due giornate di campionato, conquistando due vittorie nette e il secondo posto in classifica; grazie a questi risultati, ottiene la conferma anche per l’anno successivo.
Ma la stagione 2009-10, nonostante un buon inizio, si rivela presto disastrosa per il sodalizio bianconero. Eliminata al primo turno nella Champions League, nonostante un girone per niente impossibile (Bayern, Bordeaux e Maccabi Haifa le avversarie), la Juventus è presto staccata dalla capolista Inter, nonostante la vittoria nello scontro diretto. A cavallo fra la fine e l’inizio dell’anno, a causa di un’interminabile serie di sconfitte (fra la quali Catania, Milan e Roma fra le mura amiche), la Juventus precipita al sesto posto della classifica, a ben sedici punti dall’Inter. Il 28 gennaio 2010, la squadra bianconera è eliminata in Coppa Italia dalla stessa compagine neroazzurra e la società decide di esonerare Ciro, sostituendolo con Alberto Zaccheroni.

tratto da http://www.tuttojuve.com