Verso Juventus-Genoa: Stefano Tacconi

Stefano Tacconi rappresenta al meglio il giocatore che tra Juventus e Genoa puo vestire il ruolo del ‘doppio ex‘. La storia dei confronti tra i due club(una delle sfide più antiche della Serie A) è costellata di giocatori che hanno vestito in carriera sia la maglia bianconera che quella rossoblù. Da Andrea Fortunato, che passò dal Grifone alla Signora nel 1993, a Michele Padovano, che arrivò all’ombra della Mole due stagioni più tardi. Senza dimenticare gli affari che hanno portato a Marassi Raffaele Palladino e a Torino (e vice versa) Stefano Sturaro.

Proviamo insieme a rivivere la carriera di Stefano: una delle ‘leggende bianconere’ piú brillanti.

 

Stefano Tacconi (Perugia, 13 maggio 1957) è un ex calciatore italiano, di ruolo portiere.

Estremo difensore della Juventus per quasi un decennio (1983-1992) nonché capitano nelle ultime stagioni, con la formazione bianconera ha vinto, a cavallo degli anni 1980 e 1990, tutte le maggiori competizioni UEFA per club, unico portiere nel farlo.È stato inserito, dall’IFFHS, al 143º posto nella classifica dei migliori portieri del mondo nel quarto di secolo 1987-2011.

tratto da http://wikipedia.it

Gli Inizi

Ad Avellino è proprio quel che ci vuole, la gente sogna in grande, la squadra dei lupi irpini non è mai stata così in alto, e il portiere deve essere all’altezza. Tacconi in breve diventa uno dei punti di forza della squadra, e decolla con i compagni.
Al punto che, declinando la lunghissima parabola stellare di Dino Zoff, la Juve sceglie lui per perpetuare la specie dei grandi portieri. Una scelta ponderata a lungo, valutata sul rendimento del ragazzo nell’ultimo triennio. Una decisione rischiosa, perché, dopo undici stagioni con un monumento al ruolo come Super Dino, affidarsi a un giovanotto che non vanta trascorsi ad alto livello in grossi club può sembrare una scommessa.

Al posto di DinoMIto

Prendere il posto di Zoff era un compito che avrebbe distrutto chiunque, ma non il portiere perugino il quale non manifesta il minimo turbamento, ostentando sempre tanta sicurezza. Si allena con la stessa spregiudicatezza con cui si muoveva nell’Avellino e non dimostra alcun condizionamento nei confronti di un ambiente che rappresenta il sogno di ogni calciatore italiano: «Ad Avellino dovevo fare anche da libero, figuriamoci se mi spavento per il fatto di giocare in una squadra come la Juventus che al portiere è in grado di assicurare adeguata protezione. Non mi spaventa nemmeno il paragone con Dino. Io sono Tacconi e a Zoff guardo come al maestro».

La sorte gli sorride

Ma il ragazzo, oltre che bravo, è indubbiamente fortunato. Il suo arrivo sotto la Mole coincide con la messa in pista di una delle più solide versioni della Juve “trapattoniana”: confermato lo squadrone sfortunato l’anno prima, sono arrivati ritocchi di sostanza, uno dei quali, la mezzala Vignola, dallo stesso Avellino da cui proviene il portiere. La difesa destinata a proteggere Tacconi è quanto di meglio al mondo sia stato assemblato negli ultimi anni, da Claudio Gentile a Antonio Cabrini, da Sergio Brio a Gaetano Scirea.
Si può temere qualcosa, con tanti pezzi da novanta a dare una mano? In effetti, non trema Stefano Tacconi e soprattutto non tremano i campioni bianconeri che di Tacconi cominciano presto a fidarsi. La Juve parte con il botto, in tre giorni segna quattordici reti e non subendone alcuna, è record mondiale o giù di lì. Avanti in campionato, avanti in Coppa delle Coppe, Tacconi che pure ha nell’esperto Luciano Bodini un rivale accreditatissimo è il titolare indiscusso e dà alla retroguardia una sicurezza insperata. Non solo, con un carattere da simpatico guascone è tra quelli che più si danno da fare per incitare i compagni nei momenti difficili.
Così facendo, nell’anno dell’esordio, mette insieme ventitré presenze in campionato ed una decina in Coppa delle Coppe e, quel che più conta, da un contributo decisivo alla conquista di entrambi i trofei. Bravo e fortunato, si diceva. Un inizio così alla Juve l’hanno avuto in pochi.

I problemi

L’anno dopo, con l’arrivo dell’amico ed ex compagno di Avellino Luciano Favero, ci sono le condizioni per ripetersi. Ma stavolta la sorte è meno benigna e cominciano i problemi; dopo un clamoroso 0-4 rimediato a San Siro contro l’ Inter e il derby perduto la domenica successiva, complice un suo errore in uscita, Stefano Tacconi è sostituito da Bodini e l’imprevedibile portiere perugino non accetta la panchina, con furiose polemiche che non possono sicuramente essere tollerate dall’ambiente juventino.
Fioccano le multe e trascorre parecchio tempo prima che Tacconi si rassegni alla panchina che sarebbe durata per lunghi mesi.
«Tacconi sfida la Juventus!», «Tacconi ha aperto il fuoco!», «Clamorosa polemica alla Juventus!». I giornali vanno a nozze, approfittando curiosi di queste polemiche poco abituali per l’ambiente juventino.
«Una volta i giocatori parlavano poco, forse avevano anche paura, ma con la Legge 91 hanno acquisito la possibilità di andare dove vogliono e le società hanno inevitabilmente minor potere su di loro. Quell’esperienza che ho vissuto mi ha fatto capire che avevo commesso alcuni errori. Il tempo tuttavia ha dimostrato che non avevo parlato completamente a vanvera».
Bodini si dimostra un ottimo portiere e Tacconi soffre parecchio: rientra in squadra sul finire della stagione È pronto per la finale di Bruxelles, ma se la sentirà il Trap di rischiare? Tacconi lo rassicura: «Mister sono pronto, è la mia grande occasione».
Il Trap a questo punto si fida. E fa bene. Stefano Tacconi è grande nella notte di tregenda, la Juve issa in spalla la prima Coppa Campioni anche grazie alle sue strepitose parate.

Il Grande Slam

Il grande slam del portiere perugino si chiude di lì a qualche mese. Tokyo, 8 dicembre 1985, finale di Coppa Intercontinentale. L’apoteosi per la Juve “trapattoniana”, il trionfo personale per il portiere erede di Zoff. Cosa c’è di più esaltante per un portiere che ergersi a baluardo, essere l’artefice unico di un successo, insomma parare un rigore, anzi due, anzi tre?
La coppa lottata e sofferta è aggiudicata ai penalty e qui Tacconi si esalta. La sua espressione dopo l’ultima decisiva parata è nella storia televisiva e fotografica del calcio. Pugni al cielo, ghigno di chi è arrivato dove nessuno avrebbe mai detto, insomma gioia incontenibile. Che è poi la gioia di milioni di juventini che hanno messo la sveglia nel cuore della notte per non perdersi l’evento in TV.
Tacconi, di qui in avanti, è un mito dei fans, un uomo simbolo. La Juve dei ciclo “trapattoniano” non è più la stessa, lasciano campionissimi ed arrivano giocatori normali, non si può sempre vincere. Stefano Tacconi è la continuità tra quella Juve trionfante e questa che la sfanga senza infamia e con poche lodi.

Il ‘regno’ di Marchesi

Passa il biennio di Rino Marchesi, la nota lieta per Tacconi è il suo ingresso, in punta di piedi, nel giro della Nazionale. Da riserva di Walter Zenga, si capisce, ma è sempre meglio di nulla. Poi, alla Juve, arriva Zoff ed è di nuovo tempo di vittorie. Stefano Tacconi non salta più una partita che è una, è sempre più il simbolo di una Juve che prova a vincere qualcosa e, nella stagione 1989-90, da un contributo decisivo a un’altra doppia conquista, Coppa Italia e Coppa Uefa. Nella finale europea con la Fiorentina, sul neutro della sua Avellino, gioca un’altra partita da incorniciare, degna premessa al posto in Nazionale al Mundial italiano di un mese dopo.

L’addio alla ‘Vecchia Signora’

Poi, nel 1992, l’arrivo di Angelo Peruzzi è il segnale che la lunga avventura è agli sgoccioli. Lascia un ricordo indelebile e un curriculum da grande, uno dei più grandi nella storia del ruolo in maglia juventina: 402 partite, di cui cinquantasei nelle coppe europee, con due scudetti, il tris delle coppe europee (una Uefa, una Campioni ed una Coppe) e quella Intercontinentale del 1985, che è più sua che di chiunque altro.

tratto da http://tuttojuve.com

 

 

In cifre la favolosa carriera in campo della ‘leggenda bianconera’ Stefano Tacconi
Il Palmares illustre di Stefano Tacconi

 

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